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Sono passati tre mesi da quella notte maledetta! Ogni giorno le reali dimensioni della tragedia che ci ha colpito emergono con sempre maggiore nitidezza e drammaticità.
Siamo ancora in piena emergenza: migliaia di persone nelle tende, in condizioni ormai insostenibili, migliaia di aquilani ancora sfollati sulla costa. Ancora non parte la riparazione delle case con danni lievi o comunque non gravissimi, è tutto fermo. Dopo le nostre pressanti richieste, una prima parte dei fondi è arrivata solo nei giorni scorsi. Nonostante i nostri sforzi e le nostre proposte, si sta accumulando un ritardo insostenibile! Le stesse scelte del Governo, promesse a parte, sembrano sottovalutare in pieno la reale dimensione della nostra condizione. Comincia ormai a serpeggiare la sensazione, dolorosa – sì, dolorosa – di essere abbandonati.
Di fronte a questo quadro, occorre raddoppiare, triplicare gli sforzi perché tutto possiamo fare tranne che lasciarci cogliere dalla sfiducia o peggio ancora lasciare che altri gestiscano il nostro futuro, la sopravvivenza stessa della nostra comunità. L'Aquila deve essere ricostruita dagli Aquilani. I finanziamenti per le case e per il patrimonio, le generose donazioni per gli edifici storici e le istituzioni devono arrivare; è una promessa che ci è stata fatta e che deve essere mantenuta. Ma tocca a noi gestire il destino di questi soldi. Noi che, vivendo nella città, ne conosciamo ogni angolo, che ne costituiamo il tessuto sociale, culturale ed economico. Siamo noi gli unici a poter ridare all’Aquila il futuro che merita e che noi vogliamo.
Noi siamo le donne e gli uomini della città capoluogo di regione. Una città ricca di storia, di cultura, che aveva i suoi sogni, le sue ambizioni, la sua vita. Ripeto, accogliamo con riconoscenza l'aiuto sincero, il lavoro di solidarietà genuina che tanti, dagli Stati esteri alla Protezione civile e ai meravigliosi volontari, svolgono per noi. Chiediamo risorse adeguate e certe, ma oggi noi dobbiamo dire chiaramente che il nostro domani, quello dei nostri figli, quello della nostra comunità, deve tornare nelle nostre mani, che il nostro futuro non può essere legato ad un rosario di ordinanze o di scelte che ci cadono dall'alto. La nostra dignità, ma soprattutto il nostro orgoglio, l’amore per la nostra città ce lo impongono. Per far questo occorre che tutte le forze, le intelligenze, le passioni lavorino insieme. Ciò è accaduto fin dalle prime ore successive alla tragedia del sisma, ma ora questo comportamento deve diventare ancora più marcato. Mai come in questo momento occorre che tutti noi ci riconosciamo in un’unica, solidale comunità. Solo noi possiamo ricostruire la città come la vogliamo.
E' per questo che rivolgo un appello a tutte le Aquilane ed a tutti gli Aquilani indipendentemente dagli schieramenti politici, i cui connotati, in questo momento, non hanno ragione di esistere. Innanzitutto a coloro che sono presenti nelle Istituzioni, poi a tutti coloro che operano nelle associazioni, negli ordini professionali, nelle forze sociali. Inoltre, a coloro che si sono raccolti nei comitati spontanei, a tutte ed a tutti, soprattutto ai giovani, che vivranno nella loro maturità ciò che sapremo ricostruire. Se abbiamo lavorato insieme fin dall’inizio, ora è il momento di farlo con ancora più convinzione e con maggiore concretezza. Stiamo vivendo una situazione unica, senza precedenti. E’ necessario che si trovi un modo nuovo, originale, per lavorare insieme alla nostra ricostruzione. Altrimenti altri e non noi decideranno del nostro futuro.
Chiederò al Presidente Carlo Benedetti di convocare un Consiglio comunale aperto, nel quale proverò a proporre forme di partecipazione istituzionali e di consultazione permanente. Insieme dovremo trovare la strada, una strada nuova, una strada si in salita, ma che sapremo percorrere.
Io so che ce la faremo perché siamo un grande Popolo, del quale vado fiero. Dobbiamo farcela.
L’Aquila, 11 luglio 2009
Massimo Cialente Fonte: Ufficio stampa del Comune dell'Aquila
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